Ci
sono Paesi che destano l'attenzione dei media solo quando scoppia una guerra,
o quando la popolazione è stremata da siccità e carestie, o quando per motivi
apparentemente religiosi due o più fazioni opposte destabilizzano villaggi e
città. Molti gli esempi che si potrebbero citare: dal Congo
all'Etiopia, dallo Sri Lanka alla Birmania (Myanmar dopo l'instaurazione
della dittatura militare). Se non accadono eventi drammatici certi Stati
vengono banditi dall'informazione, come se vivessero in una situazione
"pacificata", o come se fossero meno importanti di altri secondo
scale di valori che appaiono ancora orientate a visioni eurocentriche o
euroatlantiche.
Il Libano − dopo decenni tormentati da lotte intestine,
fomentate da interessi stranieri, e dopo la recente guerra scoppiata nel 2006
con Israele, non è più sotto i riflettori dell'opinione pubblica, né dei
principali e "influenti" mass-media. Sembra sia un Paese dove la
normalità e la democrazia abbiano coperto anni e anni di odio, sangue, traumi
sociali.
Il Libano sta in effetti vivendo un nuovo corso
dominato da intenti di riconciliazione nazionale (come hanno dimostrato le
ultime elezioni, avvenute nella primavera del 2009).
Non si può tuttavia ritenerlo uno Stato pacificato, né
normalizzato. Pur avendo tante potenzialità, anche culturali, le ferite della
Storia si fanno sentire e molte sono ancora aperte. È un Paese – come tutti
quelli che hanno vissuto e vivono decenni di scontri armati – in cui
l'innocenza e la bellezza sono state relegate in angoli sperduti o nascosti.
Anche la musica, solo in apparenza un'arte effimera e frivola in contesti
socio-politici difficili, fa fatica a esprimersi. Eppure, l'antico linguaggio
di Orfeo potrebbe essere un balsamo per lenire traumi e per scardinare
blocchi emotivo-psicologici che hanno radici profonde.
Di
questo, ne abbiamo parlato con Berthe Beyrouthy Honein (http://www.playpianowithbert.com), pianista,
formatrice musicale, specializzata nell'insegnamento ai bambini, nata in
Libano, ma ora residente in Florida.
Quando scoppiò la guerra civile, nel 1975, aveva 15
anni. Nonostante le difficoltà, Berthe ha affermato la propria identità
attraverso la passione per la musica, conseguendo il dottorato in Educazione musicale,
e poi insegnando in varie Università libanesi. Ha scritto composizioni per
bambini e un libro innovativo, DO-Mi-Sol, sulla teoria del solfeggio.
Negli anni tormentati da atti terroristici e rappresaglie, Berthe ha
costruito la propria vita privata, grazie a un felice matrimonio dal quale
sono nati tre sorridenti bambini.
Nonostante il legame verso la terra d'origine e il
profondo desiderio di contribuire alla rinascita del proprio Paese, nel 2007
ha deciso di trasferirsi negli Stati Uniti. Una decisione sofferta, ma
inevitabile, come lei stessa ci spiega.
«Dopo oltre 30 anni dalla scoppio della guerra
civile, la situazione non è cambiata, ma anzi peggiorata. Con i miei studi e
il mio lavoro di insegnante di musica ho cercato di creare spazi propositivi
e costruttivi, sebbene non sia stato facile. Mio marito ed io
abbiamo sempre rifiutato l'idea di abbandonare il Libano, sperando in un
futuro migliore e credendo di lottare per una causa giusta. A un certo punto, purtroppo, entrambi abbiamo realizzato
che non c'era nessuna causa per cui restare. La guerra era fomentata da
interessi finanziari personaliÛ noi ci sentivamo solo delle pedine manipolate
da forze straniere. Come tutti i genitori, volevamo un futuro migliore e
altre opportunità per i nostri figli. Senza più nessuna speranza, abbiamo
deciso di abbandonare il nostro Paese natale, a causa della crisi economica e
dell'instabilità socio-politica che lo contraddistingue sin dal 1975».
Berthe ora vive negli Stati Uniti, ma come musicista e
docente ha lasciato indelebili tracce nelle scuole libanesi dove ha insegnato
piano, teoria musicale, oltre che storia e analisi della musica occidentale.
Sin dagli anni '80, ha avuto una naturale propensione
verso l'insegnamento ai bambini, poiché per Berthe la musica riveste un ruolo
primario nella crescita.
«L'educazione musicale a scuola deve infondere
consapevolezza, deve sviluppare e coltivare nei bambini la gioia spontanea di
esprimersi attraverso i suoni, in modo da sviluppare la creatività.
L'insegnamento del canto e della musica ritengo debbano elevare le conoscenze
e permettere la libera espressione delle facoltà corporee e spirituali, oltre
che assicurare la formazione di un vivo sentimento attraverso
l'interpretazione musicale. La musica è un fattore costruttivo della personalità. I
processi e i giochi musicali che si utilizzano nell'educazione sviluppano le
facoltà principali nel bambino, come la fantasia, la concentrazione uditiva,
la memoria, l'osservazione, l'espressione personale, così come la fiducia in
sé. All'inizio
del mio lavoro di insegnante ho incontrato numerose difficoltà nel trovare
canzoni in lingua libanese per i bambini. C'erano un'infinità di brani in inglese e in francese, ma pochissime
nell'idioma del mio Paese d'origine. È utile, nel canto, usare la lingua
materna, perché l'attenzione si concentra esclusivamente sulla musica, quindi
sul ritmo e gli intervalli. È bene ricordare che tutti i
musicisti-pedagoghi, da Kodaly a Orff, da Jacques-Dalcroze passando per
Willems, hanno insistito sull'importanza di questo aspetto. Non mi capacitavo del fatto che i bambini libanesi non
potessero cantare nella propria lingua d'origine. Proprio per costruire
questo repertorio ho iniziato a scrivere per i miei alunni una serie di
canzoni, ognuna delle quali introduceva un intervallo musicale diverso e una
nuova figura ritmica per consentire loro di apprenderle man mano che
imparavano i brani. È in questo contesto che ho pubblicato il mio primo cd, Rehna meshouar, seguito poi da altri dischi: Doum
Doum Tac e Jnaynit Aghani , in cui le composizioni introducono
generi differenti, o una formula ritmica nuova o uno specifico strumento,
come la derbukka, il nay o l'oud. Il Libano, malgrado la sua piccola superficie, nasconde
potenzialità culturali diversificate. È un paese del Medio Oriente molto
aperto alla civilizzazione occidentale. Questa apertura, è un vantaggio ma
anche uno svantaggio, perché continuando a imitare modelli appunto
occidentali, il popolo libanese rischia di perdere la propria identità. E un
popolo privo di una specifica identità è un popolo che non esiste. Adottando
quindi canzoni in lingua libanese come base del mio lavoro di pedagoga, mi
sono riproposta di iniziare i bambini alla musica tradizionale, che si
distingue per una grande ricchezza ritmica e melodica. Una scelta dettata
dalla volontà di incentivare una formazione in chiave nazionale per lo
sviluppo di un sentimento di appartenenza al proprio Paese e a un vasto
patrimonio artistico, non dimenticando però parallelamente di infondere
un'apertura mentale al mondo e alle altre culture, principalmente quella
occidentale».
Un altro importante contributo lasciato da Berthe
Beyrouthy Honein alla propria terra d'origine è il libro, pubblicato nel
1995, DO-Mi-Sol, in cui traccia una nuova metodologia
nell'insegnamento del solfeggio.
«Leggere e cantare le note è sempre stata
un'operazione difficile e complicata. Molti pedagoghi, a cominciare da Guido
d'Arezzo, hanno considerato la questione e hanno cercato di trovare nuovi
sistemi per rendere l'apprendimento del solfeggio più accessibile e piacevole
agli studenti. Il canto è un atto naturale per i bambini e lo praticano con
piacere, ed è perciò lo strumento base per l'iniziazione alla lettura cantata
delle note. Infatti, il canto è la porta che conduce alla scoperta della
frase melodica che contiene una successione d'intervalli e di formule
ritmiche. Il bambino riesce ad apprendere un certo intervallo cantando,
perché le sue facoltà d'imitazione e di riproduzione sono molto sviluppate.
Fuori dal contesto di classe, in assenza dell'educatore, quel preciso
intervallo può non riprodurlo correttamente; questo non accade se riesce a
riconoscerlo e a estrapolarlo partendo da un brano che conosce bene. Il libro
DO-Mi-Sol illustra un metodo di solfeggio fondato sull'uso di canzoni
in lingua libanese, per sensibilizzare i bambini alle differenti nozioni
musicali. Un sistema basato sulla lingua materna può essere utilizzato in
tutte le scuole libanesi, siano esse francofone o anglofone. Questo metodo che porto avanti insiste molto anche
sullo sviluppo del senso ritmico, attraverso vari esercizi che prevedono
l'uso dello strumentario Orff, senza dimenticare l'espressione corporea che
dà al bambino l'occasione di sentire e di vivere il ritmo con tutto il suo
corpo. È importante poi l'ascolto interiore, uno degli obiettivi principali
della pratica del solfeggio. Come ha sottolineato Marie-Claude Arbaretaz, nel
libro Lire la musique par la connaissance des intervalles(volume
I): "Il pessimo musicista non ascolta ciò che suona. Solo il bravo
musicista ne è dotato".Il lavoro consiste quindi nel passare
dalle sensazioni percettive a un livello mentale. Il bambino deve vivere
prima l'esperienza, per poi analizzare e comprendere ciò che ha vissuto e sentito.
"Bisogna poter passare dal concreto, dalla vita reale e pratica,
all'astratto. In base alle sue esperienze di vita musicale, l'allievo deve
poter entrare nel mondo intellettuale della lettura e della scrittura che
sono atti mentali. Tutte le conoscenze devono essere basate sulle esperienze
vitali", ha evidenziato Edgar Willems, nel testo Les bases
psychologiques de l'éducation musicale. Il mio metodo si basa quindi su
una pedagogia attiva, per assicurare ai bambini l'iniziazione al mondo
meraviglioso della musica attraverso la gioia e l'allegria».
In una terra martoriata da decenni di ostilità e
spargimenti di sangue, i bambini rimangono le prime vittime, da ogni punto di
vista. La musicoterapia potrebbe essere di grande aiuto per infondere sicurezza,
sbloccare certe resistenze, chiusure o traumi non espressi in chi ha subito
gravi shock. Ma progetti simili nel Paese dei cedri rappresentano lampi di
luce in un oceano di oscurità.
«In Libano, durante gli anni di guerra, il mondo dei
bambini fu distrutto. Il mondo della bellezza, della gioia e dell'innocenza
non esisteva più. Il bambino libanese non poteva più andare a scuola. Tutto
ciò che lo circondava era cupo. Gli edifici portavano i segni delle
esplosioni militari. La bellezza aveva disertato. I bambini rischiavano ogni
istante di perdere un familiare o di veder la propria casa bruciata o
distrutta. Rischiavano di non avere cibo o di essere obbligati a lasciare il
proprio villaggio o la propria città per emigrare in un luogo straniero. Non
potevano più uscire liberamente a giocare con gli amici. Erano obbligati a
restare nascosti in casa o nei rifugi. Non avevano più elettricità, nemmeno acqua. Tutto nel mondo
dell'innocenza era sconvolto. Erano diventati completamente insicuri e questo
ha rappresentato un grosso, enorme ostacolo nella loro normale evoluzione.
Era dunque di primaria importanza ristabilire e ricreare il mondo
dell'infanzia. La
musica e soprattutto l'educazione musicale potevano venire in aiuto a questo
processo di ricostruzione. Il governo libanese, nel 1997, ha riaperto le porte
dell'Ecole Normale, sezione musica, dopo l'interruzione dell'attività
nell'85, a causa della guerra. L'Istituto fu fondato nel 1973, il cui compito
era quello di formare gli educatori che poi avrebbero insegnato nelle scuole.
Dal '97 al 2000, fui incaricata della didattica, attraverso vari corsi, tra
cui educazione musicale e psicologia. Nel 2000, per la mancanza di fondi,
l'Ecole Normale ha dovuto chiudere nuovamente i battenti. Attualmente, in Libano, l'insegnamento musicale nelle
scuole sia private, sia pubbliche, dipende dalle scelte dei dirigenti. Una
situazione instabile, dovuta a una serie di fattori: la musica non è ancora
materia obbligatoria nei programmi scolastici libanesi; non è considerata importante
quanto le altre discipline; manca un metodo valido, adatto ai bambini
libanesi. Per quanto riguarda in modo specifico progetti di musicoterapia,
devo dire che sono sfortunatamente quasi inesistenti. Si limitano
all'iniziativa privata. Non ci sono specialisti in materia per insegnare
nelle università o per formare figure di terapeuti in grado di svolgere
compiti molto importanti per il tramite della musica. Anche per questi
motivi, sono stata costretta a lasciare il mio Paese per andare a vivere in America.
Rimango comunque in contatto con amici, i miei studenti, i miei familiari. Mi
aggiornano sulle vicende libanesi e io condivido con loro tutte le
informazioni nuove che emergono dalle mie ricerche negli Stati Uniti
sull'educazione musicale.
Spero
che tutti i miei studenti con cui ho condiviso la mia passione per la musica
sapranno continuare sullo stesso cammino che io stessa ho tracciato in
Libano, e che ora porto avanti nel Paese che mi ha accolta».
Musica Terapia inserita il 24-09-2009.
http://www.amadeusonline.net/musicaterapia.php